La funzione dell’Oratorio

Giovanni Paolo II

L’oratorio si evidenzia qui come “spazio” di sperimentazione di varia umanità, come “tempo” propizio di annuncio del vangelo della speranza e della vita piena. Così quelli segnati dal tempo libero rappresentano spazi-tempi nei quali si rende più acuta l’urgenza e la necessità di una pastorale di “prima evangelizzazione”... In queste realtà vitali, veri nuovi areopaghi delle culture moderne, il ruolo dell’oratorio va ripensato secondo i riferimenti della “missione”...

L’oratorio oggi rappresenta un centro dinamico di attrazione e di irradiazione, animato dalla passione educativa per i ragazzi e i giovani. Nella moderna tradizione educativa della Chiesa non vi è luogo più popolare, significativo, sintomatico e ricorrente quanto l’Oratorio. Esso si pone come “invenzione” geniale che viene sì da lontano – si veda la felice intuizione di San Filippo Neri (Firenze 1515 – Roma 1595) – ma si manifesta soprattutto a partire dalla metà del’800, sotto la spinta della rivoluzione industriale e dei connessi cambiamenti epocali e religiosi. Di fatto non sembra casuale che la “figura” ecclesiale classica dell’oratorio compare più diffusamente nelle aree piemontesi-lombarde-trivenete maggiormente caratterizzate dal fenomeno della modernità culturale e industriale. Oggi l’Oratorio vive una stagione di effettivo e largo consenso ecclesiale e civile. Anzi attraversa un tempo di inusitata simpatia e di ripresa dopo un periodo incerto e al ribasso di tensione ideale e progettuale, rispondendo positivamente alle nuove condizioni sociali e al rilancio della coscienza educativa della Chiesa.

 

                                                                                             LA FINALITÀ EDUCATIVA DELL’ORATORIO

Non vi è dubbio che la cifra interpretativa dell’oratorio è l’educare anche negli ambiti del tempo libero. Possiamo sinteticamente delineare la sua finalità utilizzando a prestito le parole di San Paolo. Anche noi nell’intenzionalità ecclesiale di educare i giovani, miriamo a costruire “cittadini degni del Vangelo” (Fil 1,27). Con evidenza scaturisce di qui la necessità di elaborare una “pedagogia della cittadinanza” insieme ad una “pedagogia del vangelo” che sappiano confermare, nel loro intreccio armonico e convincente, una “summola” ben strutturata di principi e di indirizzi del tutto adeguati allo sviluppo integrale della persona. Entrambe le “pedagogie” accennate dovrebbero tendere all’edificazione di un uomo vero e ben riuscito: un cristiano adulto il cui centro e motore di senso è Cristo, crocifisso e risorto, il cui campo di azione è la città degli uomini, il cui orizzonte è la testimonianza nel mondo. Così prendono forma due polarizzazioni: il vangelo e la società storica. Esse, pur nella loro costitutiva autonomia, rappresentano i riferimenti essenziali e imprescindibili. Diventano in tal modo i pilastri portanti dell’esperienza oratoriana e ne definiscono l’identità profonda, la natura di gratuità, la finalità inerente alla persona e alla società. Al riguardo San Giovanni Bosco, maestro indiscusso dell’educazione oratoriana, collocandosi sulla stessa linea di Paolo e interpretando in modo eccellente gli scopi della Chiesa connessi all’oratorio, coniò la celebre espressione “onesti cittadini e buoni cristiani” per definire il compito finale dell’azione educativa dell’oratorio stesso.

 

 

 

 

                                                                            TEMPO LIBERO, TURISMO E SPORT “IN ORATORIO

Nella presente condizione di vita l’impegno nel tempo libero non è facile. L’oratorio si evidenzia qui come “spazio” di sperimentazione di varia umanità, come “tempo” propizio di annuncio del vangelo della speranza e della vita piena. Così quelli segnati dal tempo libero rappresentano spazi-tempi nei quali si rende più acuta l’urgenza e la necessità di una pastorale di “prima evangelizzazione” per il fatto che vi si manifestano situazioni dove “l’indifferenza continua ad aumentare”, sia per il diffuso pluralismo culturale che per l’espandersi della scristianizzazione.

 

Nei “campi nuovi” del tempo libero, come ambiti di vita, l’oratorio deve esprimere il meglio di sé: secondo il proprio metodo, il proprio stile, le proprie originali intuizioni, con la sapiente avvertenza del continuo aggiornamento – della continua “conversione” – se intende essere organicamente collegato con il “servizio apostolico” della parrocchia e con il “servizio educativo” per i giovani.